Terra dei fuochi: la Corte EDU condanna l’Italia

La Redazione
03 Febbraio 2025

L'Italia non ha attuato tutte le strategie necessarie a contrastare il fenomeno della c.d. Terra dei fuochi o a informare adeguatamente i residenti della regione interessata. Pertanto, dovrà provvedere entro il termine temporale di due anni.

Nel giudizio Canavacciuolo e altri contro Italia la Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato l'Italia per violazione dell'art. 2 della Convenzione, a causa delle gravi carenze nel contrastare il fenomeno della c.d. Terra dei fuochi.

Il processo ha inizio con il ricorso di 41 cittadini italiani e cinque associazioni, residenti tra le province di Napoli e Caserta, per violazione degli artt. 2 e 8 CEDU, per non aver le autorità italiane adottato idonee misure a tutela della salute e, pur essendo a conoscenza della gravità del fenomeno in corso, per non aver neanche fornito le informazioni loro necessarie.

La Corte ha respinto alcuni dei ricorsi, per non essere i ricorrenti effettivamente residenti nella Terra dei fuochi (incompatibilità ratione materia) e altri per non aver rispettato il termine (allora) di sei mesi per il deposito.

Tuttavia, la difficoltà nel riconoscere l'impatto dell'inquinamento sulla salute del singolo cittadino non rende minore la responsabilità dello Stato nei confronti dei residenti come collettività, ai sensi dell'art. 2 CEDU.

In particolare, manca la prova che l'Italia abbia adottato una strategia globale, sistematica e coordinata di contrasto alla situazione, mentre rileva una grave mancanza di coordinamento e di attribuzione delle responsabilità tra le autorità della regione Campania per quanto riguarda le attività di decontaminazione.

Il Governo italiano ha effettivamente realizzato una serie di strategie di accertamento degli effetti dell'inquinamento sulla salute (come varie campagne di screening contro il cancro), ma, per la maggior parte, solo dopo il 2013.

Inoltre, sono state emesse solo sette condanne penali presumibilmente correlate a reati ambientali, dimostrando un grave ritardo nell'intervento anche da parte del sistema giudiziario nazionale.

Considerando l'estensione e la gravità del fenomeno, il Governo avrebbe dovuto istituire una più vasta e generalizzata campagna informativa per i cittadini delle aree interessate, in modo tale da consentire loro di preservare, almeno in una certa misura, la propria salute. Invece, molte delle informazioni in merito sono state a lungo coperte dal segreto di Stato.

L'Italia, dunque, non ha attuato tutte le misure necessarie per preservare la vita dei residenti nella Terra dei fuochi.

Con una sentenza c.d. “pilota”, la Corte condanna, pertanto, l'Italia all'attuazione di una strategia globale ed efficace di contrasto al fenomeno della Terra dei Fuochi. Deve istituire, inoltre, un sistema di monitoraggio, che includa il coinvolgimento di istituzioni indipendenti, e una piattaforma unica e pubblica di informazione comprensiva di tutto quanto sia necessario sapere a tutela della salute. Le misure devono essere rese effettive entro il termine temporale di due anni dalla presente pronuncia.