Riforma del Codice doganale: la Commissione UE vuole anticipare al 2026
14 Febbraio 2025
Nel comunicato datato 5 febbraio 2025 la Commissione UE ha sollecitato l’anticipazione della riforma del Codice doganale al 2026, in risposta alla costante crescita del volume delle importazioni tramite e-commerce, soprattutto da paesi extra-europei, primo fra tutti la Cina. A interessare la Commissione sono prevalentemente le importazioni c.d. “di basso valore” che beneficiano dell’esenzione dai dazi se il valore complessivo delle merci non supera € 150. Si stima che nel 2024 siano stati importati circa 4,6 miliardi di articoli di basso valore e che il 91% di tali importazioni provenga proprio dalla Cina. La crescita esponenziale dei mercati online richiede una pronta reazione da parte dell’Unione europea che, pur godendo di un complesso di norme ben strutturato e consolidato, potrebbe non essere ancora pronto a gestire efficacemente l’enorme volume di importazioni, considerando anche che la maggior parte dei prodotti così importati sono di bassa qualità, difficili da riparare e facilmente soggetti a malfunzionamenti. Pertanto, la Commissione sollecita il Parlamento e il Consiglio affinché accelerino la procedura di approvazione della proposta di riforma doganale, con l’obiettivo di eliminare l’esenzione dei dazi per le importazioni sotto i €150, introdurre un trattamento tariffario semplificato per le spedizioni di basso valore ed estendere a tutte le merci lo sportello unico per le importazioni (IOSS), a prescindere dal loro valore. Né deve essere dimenticata la necessità di garantire il rispetto della sostenibilità e un corretto smaltimento dei rifiuti, per cui la Commissione ha annunciato l’intenzione di proporre una serie di iniziative: innanzitutto, una legge sull’economia circolare e la possibilità di implementare il sistema della responsabilità estesa del produttore (EPR, Extended Producer Responsibility, meccanismo di gestione dei rifiuti di beni immessi sul mercato dell’UE) tramite l’introduzione di uno sportello unico di registrazione dei produttori. Poi, la Commissione intende sperimentare un sistema di coordinamento dei controlli all’interno di un’area di controllo doganale (c.d. APC), dando la possibilità alle Autorità interne di intensificare le verifiche sui prodotti di basso valore provenienti da Paesi terzi e considerati a rischio per sicurezza e conformità. Infine, entro il 17 febbraio 2025, i negozi online che esportano verso l’UE dovranno adottare tutte le misure necessarie per la raccolta e la verifica delle informazioni su chi vende tramite le loro piattaforme, in conformità con la legge sui servizi digitali (DSA), in modo tale da responsabilizzare i gestori e-commerce sulla qualità e sostenibilità dei loro prodotti. |