La CGUE condanna la Croazia per omesso smaltimento di rifiuti
14 Marzo 2025
Nel maggio 2019 la Corte di giustizia UE dichiarava il mancato ottemperamento, da parte della Croazia, delle norme unionali in materia di rifiuti e, in particolare, della direttiva 2008/98/CE, in quanto, a partire dal 2010, nel paese di Biljane Donje, in prossimità di alcune abitazioni erano stati depositati in discarica granulati di pietra per circa 140.000 tonnellate, senza alcun intervento da parte delle autorità croate, nonostante i prodotti depositati presentassero un rischio elevato di rilascio di sostanze nocive e un livello di radioattività superiore ai limiti consentiti. Nella sentenza del 2019 la Corte riconosceva i granulati di pietra depositati in discarica quali rifiuti ai sensi della direttiva 2008/98/CE che, come tali, dovevano essere smaltiti senza mettere in pericolo la salute umana o danneggiare l'ambiente. La Croazia doveva adottare tutte le misure necessarie perché i rifiuti fossero trattati da un professionista oppure perché il detentore dei rifiuti provvedesse personalmente al loro smaltimento. Nel maggio 2023 la Commissione europea proponeva nuovamente ricorso alla Corte, ritenendo che la Croazia non si fosse ancora conformata alla sentenza del 2019. La Corte ha dichiarato che la Croazia non ha riconosciuto i granulati di pietra depositati in discarica come rifiuti, né ha adottato le misure necessarie per una gestione dei rifiuti adeguata e conforme al diritto UE. A questo ha seguito la condanna della Croazia al pagamento di una somma forfettaria di € 1000.000 e a un'ulteriore penalità di € 6500 per ogni giorno di ritardo. Inoltre, viene rilevato che l'inadempimento perdura da quasi sei anni e che solo dopo la proposizione del secondo ricorso la parte della Commissione il governo croato ha assunto la decisione di procedere alle attività di bonifica. Secondo le previsioni della stessa Croazia lo smaltimento non dovrebbe essere completo prima di agosto 2025, ben quindici anni dopo il deposito, con grave pericolo per la salute e per l'ambiente. Nello stabilire la sanzione, la CGUE tiene conto della gravità dell'infrazione, della sua durata, nonché della capacità finanziaria dello Stato membro inadempiente. |