L’onere istruttorio e motivazionale della stazione appaltante in caso di gravi illeciti professionali

10 Gennaio 2020

La stazione appaltante può individuare le condotte suscettibili di integrare un “grave illecito professionale” al di là di quelle tipizzate dalla norma ma, in tal caso, deve adempiere ad un onere motivazionale e istruttorio “rafforzato”

Il caso. L'impresa aggiudicataria di un appalto di servizi ricorreva dinanzi al Tar contro la revoca dell'aggiudicazione disposta dalla stazione appaltante sulla base di una sopravvenuta indagine che aveva determinato l'emissione di un'ordinanza nei confronti dell'amministratore unico dell'impresa stessa. In particolare, il ricorrente lamentava la violazione dell'obbligo motivazionale da parte dell'Amministrazione la quale – a suo dire – non aveva fornito una motivazione particolarmente rigorosa, atta a provare con mezzi adeguati il valore sintomatico del fatto ai fini espulsivi.

La soluzione. Il Tar ha accolto il ricorso rilevando che la prova del grave illecito professionale (ordinanza emessa a seguito di indagini) dedotta a fondamento della predetta revoca,non corrispondendo a una fattispecie tipizzata dalla normativa di riferimento, impone alla stazione appaltante un onere motivazionale e istruttorio “rafforzato” al fine di poter valutare correttamente la persistenza dei requisiti di affidabilità dell'aggiudicatario.

Del resto, la giurisprudenza ha chiarito che le stazioni appaltanti (i) devono dimostrare “con mezzi adeguati” la colpevolezza dell'operatore economico per aver dato luogo a gravi illeciti professionali, tali da rendere dubbia la sua integrità e/o affidabilità (Tar Lazio, Roma, Sez. I, 11 settembre 2019, n. 10837); (ii) sono chiamate ad individuare le condotte suscettibili di integrare un “grave illecito professionale” e, pertanto, devono soddisfare un preciso onere motivazionale, palesando le ragioni fattuali e giuridiche sottese all'esercizio dei poteri discrezionali loro attribuiti (Tar Lombardia, Milano, Sez. I, 24 luglio 2019, n. 1737).