Per sconfessare il giudizio della commissione giudicatrice occorre dimostrare la palese inattendibilità del suo giudizio tecnico

13 Gennaio 2020

Il sindacato del giudice amministrativo sull'esercizio dell'attività valutativa da parte della commissione giudicatrice di gara non può sostituirsi a quello della pubblica amministrazione, in quanto la valutazione delle offerte, nonché l'attribuzione dei punteggi da parte della commissione giudicatrice, rientrano nell'ampia discrezionalità tecnica riconosciuta a tale organo.Consequenzialmente, per sconfessare il giudizio della commissione giudicatrice non è sufficiente evidenziarne la mera non condivisibilità, dovendosi piuttosto dimostrare la palese inattendibilità e l'evidente insostenibilità del giudizio tecnico da essa compiuto.

Il caso. Nel caso di specie, una società partecipava a una procedura aperta bandita dall'Azienda Sanitaria Locale Roma 1, espletata in forma aggregata, per l'affidamento della fornitura di “dispositivi per anestesia e rianimazione, occorrenti alle esigenze delle Aziende Sanitarie aderenti all'Unione di acquisto comprese nell'ambito dell'Area di Aggregazione 2 ai sensi del D.C.A. U00369/2015”, di durata triennale, articolata in 215 distinti Lotti autonomamente aggiudicabili.

Con ricorso, la stessa, seconda graduata, contestava gli esiti di tale procedura, con riferimento al lotto n. 75, avente ad oggetto il “Casco monopaziente per CPAP”, aggiudicato ad atra società.

Le censure rilevate da parte ricorrente. Lamentava, in particolare, la legittimità dei punteggi attribuiti dalla commissione di gara alla propria offerta per quanto concerneva l'elemento qualitativo, ritenendo che gli stessi fossero particolarmente bassi con riguardo ai sotto criteri “Caratteristiche del dispositivo per garantire il facile accesso al viso del paziente - max 8 punti” e dalla “Maneggevolezza, ergonomicità in funzione dell'utilizzazione e facilità…. d'uso” - max 7 punti”, malgrado la stessa avesse offerto prodotti certamente dotati delle predette caratteristiche al pari, se non in misura addirittura maggiore, dei prodotti offerti dall'aggiudicataria, che invece aveva ottenuto punteggi tecnici sensibilmente più elevati.

La decisione assunta dal collegio. In via preliminare, il TAR precisa che, per giurisprudenza consolidata e costante, il sindacato del giudice amministrativo sull'esercizio dell'attività valutativa da parte della commissione giudicatrice di gara non può sostituirsi a quello della pubblica amministrazione, in quanto la valutazione delle offerte, nonché l'attribuzione dei punteggi da parte della commissione giudicatrice, rientrano nell'ampia discrezionalità tecnica riconosciuta a tale organo.

In tal senso, esso afferma che le censure che attengono al merito di tale valutazione (seppure opinabile) sono per questo inammissibili, perché sollecitano il giudice amministrativo ad esercitare un sindacato sostitutivo, al di fuori dei tassativi casi sanciti dall'art. 134 c.p.a., fatto salvo il limite della abnormità della scelta tecnica.

Consequenzialmente, ritiene che, come da consolidato indirizzo giurisprudenziale, per sconfessare il giudizio della commissione giudicatrice non sia sufficiente evidenziarne la mera non condivisibilità, dovendosi piuttosto dimostrare la palese inattendibilità e l'evidente insostenibilità del giudizio tecnico compiuto.

Il Collegio reputa che, nel caso di specie, la ricorrente non abbia dimostrato, nonostante quanto affermato in ricorso, la ricorrenza, nell'impugnato giudizio della commissione, dei caratteri di erroneità, inattendibilità o abnormità necessari a consentirne il sindacato giurisdizionale.

In particolare, il TAR ritiene che la ricorrente abbia genericamente contestato, nella memoria conclusionale, quanto l'ASL resistente ha illustrato, in sede processuale, con riferimento alle valutazioni effettuate, al fine di giustificare la diversità dei punteggi attribuiti alle due distinte offerte.

In conclusione, il Collegio ritiene che la valutazione espressa dalla commissione non possa ritenersi affetta da macroscopica ed evidente illogicità o erroneità, così che le censure svolte dalla ricorrente risultano inammissibilmente dirette a sindacarne il merito ovvero a richiedere una, parimenti non ammissibile, sostituzione o meglio sovrapposizione dell'opinione del giudice rispetto a quella espressa dall'organo tecnico della competente amministrazione.