Inaugurazione anno giudiziario 2024: l’intervento del Presidente del Consiglio Nazionale Forense

La Redazione
26 Gennaio 2024

Nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario che si è svolta ieri presso la Corte di cassazione, è intervento il Presidente del Consiglio Nazionale Forense, Francesco Greco. Diversi i temi toccati, dalle recenti riforme, allo statuto dell’avvocatura e della magistratura, ai tempi medi di definizione dei procedimenti.

Le recenti riforme. «Il Presidente della Repubblica, in occasione della Sua seconda elezione – ha iniziato Greco alla presenza proprio del Capo dello Stato Sergio Mattarella –, ha rivolto al Paese la richiesta di un “profondo processo riformatore della giustizia, diventata terreno di scontro che ha sovente fatto perdere di vista gli interessi della collettività”, chiedendo “rigore” per far recuperare fiducia nella giurisdizione, con il superamento di ‘logiche di appartenenza’ e interessi corporativi. Riteniamo, tuttavia, – prosegue Greco – che il processo riformatore richiesto dal Capo dello Stato non sia stato interpretato dal legislatore nel senso dovuto, alla luce delle riforme approvate che hanno portato ad un allarmante allontanamento della giurisdizione dai principi fondanti del nostro sistema giuridico e dai cittadini». Le recenti riforme del rito civile – ovvero dei processi che riguardano le questioni private, economiche, commerciali, culturali e sociali del Paese – «hanno, di fatto, chiuso le porte dei Palazzi di Giustizia agli avvocati e, quindi ai cittadini, costruendo il paradosso di un “processo senza il processo”. Cominciate durante l’onda lunga dell’emergenza del Covid e giustificate dall’esigenza di non paralizzare l’attività giudiziaria, la tendenza alla “cartolarizzazione del processo” e, quindi, a non celebrare udienze oggi è la regola. Le sezioni civili dei tribunali italiani sono svuotate ed i cittadini hanno perso consapevolezza di come viene amministrata la giustizia. Il sacrificio dell’oralità non è privo di conseguenze; non è indifferente che il Giudice decida la causa soltanto leggendo gli atti, senza avere mai incontrato, visto od ascoltato le parti e neanche i loro difensori. L’abuso – perché di questo si tratta – del sistema della trattazione scritta del processo civile, colpisce direttamente il contradditorio ed il diritto di difesa».

Lo statuto dell’avvocatura e della magistratura. Il Consiglio Nazionale Forense, in attuazione alla delibera approvata al Congresso Forense svoltosi lo scorso dicembre 2023, sta insediando una commissione che procederà a riscrivere lo “statuto dell’avvocatura”, rivedendo le regole dell’accesso, della formazione permanente, della specializzazione, della deontologia, al fine di fare tutto ciò che occorre per elevare il livello di preparazione giuridico / culturale degli avvocati italiani e renderli pronti ad assolvere alla difesa dei diritti, per come essa merita. Tutto ciò senza dimenticare le sfide tecnologiche che il futuro e l’Intelligenza Artificiale ci presenteranno a brevissimo. Anche la magistratura, si auspica, vorrà accettare di rivedere il proprio status e le proprie prerogative. Oltre alla separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente, è urgente intervenire sul numero dei magistrati in servizio, unico strumento per rendere la giustizia celere e Giusta. I dati dell’ultimo rapporto pubblicato dal CEPEJ, la Commissione europea per l’efficienza della giustizia del Consiglio d’Europa, vedono l’Italia agli ultimi posti delle classifiche europee. In Italia abbiamo n. 11,86 giudici professionali ogni 100.000 abitanti, a fronte della media dei 44 Paesi europei (non solo dei 27 facenti parte dell’UE) ove invece ce ne sono quasi il doppio, n. 22,2 giudici professionali ogni 100.000 abitanti. Nel nostro Paese, sempre su 100.000 abitanti, abbiamo 35,76 assistenti giudiziari a fronte dei 56,13 dei Paesi europei, così come abbiamo 3,83 Pubblici ministeri in Italia per 100.000 abitanti a fronte degli 11,10 nella media dei Paesi europei.

I tempi medi di definizione dei procedimenti. Il Presidente Greco rileva come in Italia, in primo grado, il termine medio di definizione di un processo civile è di 675 giorni, mentre è di 498 giorni il tempo medio di un processo penale, a fronte della media dei Paesi europei, ove è di 237 nel civile e 149 nel penale. In appello ed in cassazione la distanza aumenta a dismisura. Nel civile è di 1026 giorni la durata media di un processo in grado di appello e di 1526 giorni in cassazione: nella media europea è di 177 giorni in appello e 172 in cassazione. È un dato ormai acclarato che la lentezza della giustizia costa al sistema Paese due punti percentuali in termini di PIL, per le cause ben note. Dunque, - il monito del Presidente - si “investa” lo 0,50 % di quel 2% di perdita del PIL, destinando risorse al reclutamento di magistrati, coprendo le piante organiche, anzi riscrivendo le piante organiche in relazione alle effettive necessità, riducendo il numero dei magistrati che non svolgono più funzioni giudiziarie: non mi riferisco solo ai fuori ruolo, ma anche ai tanti magistrati che non sono fuori ruolo ma che sono esonerati dalle funzioni giudiziarie. Si annullino le circolari del CSM, che autorizzano la riduzione del carico di lavoro, fino al 50%, per i magistrati componenti dei consigli giudiziari o che si occupano di formazione decentrata ecc. I magistrati italiani sono tra i migliori di tutta l’Europa e ce lo dice la percentuale di smaltimento delle sopravvenienze, ben più alta della media europea, ma le condizioni attuali in cui operano vanificano ogni sacrificio e rendono la giustizia non all’altezza dello Stato di diritto. L’avvocatura italiana è pronta a fare la sua parte, sia nelle Aule di Giustizia, dove vogliamo rientrare fisicamente a pieno titolo, sia, più in generale, nella società italiana, dove vogliamo e dobbiamo svolgere in ogni contesto la nobile funzione di difesa dei diritti alla quale ci chiama la Costituzione della Repubblica democratica.