Azione di rivendicazione e onere della prova

La Redazione
21 Gennaio 2025

L'attrice conveniva in giudizio la convenuta per accertare ex art. 948 c.c. (azione di rivendicazione) la titolarità dell'immobile oggetto di causa e chiederne l'immediato rilascio: a seguito di un'ispezione ipotecaria, infatti, aveva scoperto che tale immobile era stato venduto alla convenuta da un terzo il quale, nell'atto di vendita, aveva dichiarato di averne acquistato la titolarità per usucapione, seppur non accertata giudizialmente. La convenuta si era costituita dichiarando di averlo acquistato in buona fede e aveva chiamato in causa per essere manlevata il terzo venditore.

L'azione di rivendicazione ex art. 948 c.c. presuppone che l'attore dimostri, da un lato, di essere proprietario del bene rivendicato e, dall'altro lato, la sussistenza di un'usurpazione da parte di terzi. Nelle ipotesi in cui - come nel caso di specie - il convenuto eccepisca l'intervenuta usucapione sul bene rivendicato, questi non è tenuto a fornire la prova contraria, vigendo il principio del c.d. possideo quia possideo, come più volte affermato in giurisprudenza: «Il rigore della regola secondo cui chi agisce in rivendicazione deve provare la sussistenza del proprio diritto di proprietà o di altro diritto reale sul bene anche attraverso i propri danti causa, fino a risalire ad un acquisto a titolo originario o dimostrando il compimento dell'usucapione, non riceve attenuazione per il fatto che la controparte proponga domanda riconvenzionale ovvero eccezione di usucapione, in quanto chi è convenuto nel giudizio di rivendicazione non ha l'onere di fornire alcuna prova, potendo avvalersi del principio possideo quia possideo, anche nel caso in cui opponga un proprio diritto di dominio sulla cosa rivendicata, dal momento che tale difesa non implica alcuna rinuncia alla più vantaggiosa posizione di possessore» (Cass. civ., sez. III, ord., 7 giugno 2018, n. 14734). In definitiva, l'azione di rivendica presuppone, a carico di chi propone la domanda, un onere della prova particolarmente stringente, che investe, in primo luogo e a prescindere dalla eventuale non contestazione della parte convenuta, la dimostrazione del diritto di proprietà sul bene che si intende recuperare, risalendo fino al momento dell'acquisto a titolo originario. Tali presupposti sono risultati sussistere nella fattispecie oggetto di giudizio. Dagli atti è stato dimostrato che il terzo venditore non ha mai acquisito per usucapione la proprietà di detto immobile, quindi il giudice di merito, dopo aver accertato la titolarità dell'immobile in capo all'attrice, ne ha ordinato l'immediato rilascio, accogliendo entrambe le sue domande.

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