Deprezzamento dell’immobile per il rumore causato dal traffico: la parola alla Suprema Corte
28 Gennaio 2025
La Suprema Corte, con la pronuncia in analisi, sul tema del deprezzamento di un'abitazione a causa del rumore del traffico, ha stabilito che la società autostradale può essere condannata a indennizzare il privato che, pur essendo rimasto proprietario dell'immobile, ne ha subito il deprezzamento a causa di immissioni di rumori e/o sostanze dannose. In particolare, la Corte di Appello, oltre all'obbligo di posizionare le barriere fonoassorbenti e al risarcimento del danno esistenziale già riconosciuti dal giudice di primo grado, aveva imposto alla società l'indennizzo per il deprezzamento dell'immobile quantificato per equivalente ai sensi dell'art. 2058, comma 2, c.c. La società autostradale presentava, quindi, ricorso per cassazione lamentando che i giudici di secondo grado non avessero applicato al caso concreto la giusta normativa pubblicistica sui limiti di accettabilità del rumore individuati dal d.P.R. 142/2004. I Giudici, tornando sul tema dei rumori dovuti alla circolazione stradale, hanno ribadito il proprio orientamento per cui occorre comunque considerare l'art. 844 c.c., «che detta una regola concepita per risolvere i conflitti di interesse tra usi diversi di unità immobiliari contigue qualora le immissioni superino la normale tollerabilità e che, solo in caso di svolgimento di attività produttive, consente l'elevazione della soglia di tollerabilità, sempre che non venga in gioco il diritto fondamentale alla salute, da considerarsi valore comunque prevalente rispetto a qualsiasi esigenza della produzione». La Suprema Corte ha, poi, nuovamente sottolineato che la differenziazione tra tutela civilistica e amministrativa conserva la sua attualità, ma questo non può portare ad escludere l'accertamento «in concreto» del superamento del limite della normale tollerabilità.
Fonte: Diritto e Giustizia |