Lavoro
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Licenziamento disciplinare: le condotte rilevanti

La Redazione
14 Febbraio 2025

Il licenziamento per giusta causa può essere motivato da comportamenti che violano il minimo etico e che arrecano danno alla fiducia del datore di lavoro, anche senza la presenza di un codice disciplinare esplicito, qualora si tratti di inadempienze legali o di violazioni dei doveri essenziali di lealtà e riservatezza.

Nel corso di un recente pronunciamento della Corte, si è esaminata l'illegittimità del licenziamento disciplinare di un dipendente bancario. Le diverse contestazioni rivolte includevano l'accesso abusivo ai conti correnti dei clienti, il presunto abuso di un permesso ex l. 104/1990 e l'opposizione al trasferimento presso un'altra filiale.

I giudici di merito avevano precedentemente considerato le condotte contestate come aventi una particolare tenuità, giustificando l'insussistenza della giusta causa per il licenziamento.

Tuttavia, la Corte di Cassazione ha riconsiderato l'argomento.

Riguardo all'accesso abusivo alla banca dati aziendale, la Corte ha stabilito che tale comportamento è disciplinarmente rilevante se non è giustificato da esigenze di servizio, in quanto potrebbe ledere la fiducia del datore di lavoro e violare principi etici.

La Corte ha inoltre ritenuto giustificabile disciplinariamente l'opposizione improvvisa al trasferimento, interpretandola come insubordinazione e potenziale disagio per l'azienda.

Per quanto concerne l'abuso dei permessi Legge 104, la Corte è stata meno severa, considerando il breve accesso ai software aziendali come non escludente dell'effettivo accudimento del padre.

La sentenza della Corte ha cassato il verdetto originario ed ha rinviato alla Corte d'appello per una nuova valutazione sulla presenza della giusta causa. Infine, sono stati respinti i ricorsi relativi a mobbing e ritorsioni, poiché i provvedimenti disciplinari contestati non hanno avuto effetti lesivi a causa della loro distanza temporale.

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