Malattia di lunga durata e discriminazione

16 Dicembre 2019

Inidoneità alle mansioni per malattia di lunga durata: la situazione può essere ricondotta al concetto di disabilità ed il recesso datoriale qualificato come discriminatorio? La questione deve essere esaminata facendo riferimento alla direttiva europea n. 2000/78/CE, nonché alla interpretazione datane dalla CGUE, secondo la quale il concetto di disabilità include quelle limitazioni risultanti, in particolare, da durature menomazioni fisiche, mentali o psichiche che, in interazione con barriere di diversa natura, possono ostacolare la piena ed effettiva partecipazione della persona interessata alla vita professionale, su base di uguaglianza con gli altri lavoratori...

Inidoneità alle mansioni per malattia di lunga durata: la situazione può essere ricondotta al concetto di disabilità ed il recesso datoriale qualificato come discriminatorio?

La questione deve essere esaminata facendo riferimento alla direttiva n. 2000/78/CE, nonché alla interpretazione datane dalla CGUE, secondo la quale il concetto di disabilità include quelle limitazioni risultanti, in particolare, da durature menomazioni fisiche, mentali o psichiche che, in interazione con barriere di diversa natura, possono ostacolare la piena ed effettiva partecipazione della persona interessata alla vita professionale, su base di uguaglianza con gli altri lavoratori (su tale costruzione concettuale è stato basato il comma 3-bis dell'art. 3, d.lgs. n. 216 del 2003).

Il carattere "duraturo" della limitazione riconduce ad ipotesi in cui la partecipazione alla vita professionale risulta essere ostacolata per un esteso arco di tempo. Pertanto, ove la malattia sia di lunga durata e tale da incidere sull'integrazione socio-lavorativa del dipendente, essa potrà essere considerata come disabilità. Ne consegue l'applicazione delle tutele relative qualora il licenziamento risulti discriminatorio poiché fondato sostanzialmente ed esclusivamente sulla situazione personale del lavoratore.

Cfr.: Cass., sez. lav., 4 novembre 2019, n. 28289; Cass., sez. lav., 19 marzo 2018, n. 6798.