Riforma processo civile: le osservazioni di CNF, OCF e UNCC sulla riforma

12 Luglio 2021

Il Consiglio Nazionale Forense ha firmato una nota congiunta con l'Organismo Congressuale Forense e l'Unione Nazionale Camere Civili per esporre le proprie osservazioni sul disegno di legge di riforma del processo civile allo studio del Ministero.

La nota congiunta sulla riforma del processo civile diffusa il 2 luglio da CNF, OCF e UNCC avverte della possibilità che alcuni emendamenti proposti dal Governo «nonostante gli intenti dichiarati, finiranno col rallentarlo».

La nota si riferisce «alla introduzione di preclusioni e decadenze, che le Sezioni Unite, con la sentenza 12310/2015, hanno affermato essere causa di ritardo del complessivo andamento della giustizia civile […] Le Sezioni Unite, coloro che studiano il processo, e coloro che in esso ogni giorno difendono i cittadini e i loro diritti, ritengono che inasprire sin dagli atti introduttivi preclusioni e decadenze renderebbe la giustizia meno equa e celere finendo con impantanarla in discussioni interminabili su cosa è consentito e cosa non lo è.

Noi vogliamo una giustizia che sia giusta ed anche veloce: per ottenerla occorre che il confronto processuale si concentri su chi ha ragione e chi ha torto, non sulle regole di procedura o sulla correttezza formale degli atti. Il processo deve essere un mezzo, non un fine».

Ancora si legge nella nota che «la certezza del diritto e l'effettività della giurisdizione civile, non si possono dissolvere in ragione di una prospettata ma inefficace accelerazione dei tempi processuali. Certo, dobbiamo superare una pandemia e la crisi che ha determinato e siamo consapevoli che occorra accettare un compromesso tra il dovere dello Stato di garantire la giustizia dei processi, e la richiesta dell'Europa di far loro produrre ricchezza. Diremmo, tra quel che la coscienza esige, e quel che il mondo della finanza impone. Ma quell'emendamento è controproducente sotto entrambi gli aspetti. Non si tratta di rivedere una valutazione politica ma di porre rimedio a una scelta sbagliata da quello tecnico».

La nota si conclude dunque con un appello ai Senatori che dovranno esaminare gli emendamenti in parola.

Fonte: www.dirittoegiustizia.it