Terza opzione di genere: Bolzano rinvia alla Consulta

La Redazione
19 Febbraio 2024

Il Tribunale di Bolzano, con un’ordinanza del 12 gennaio 2024, solleva due questioni di legittimità costituzionale: la prima riguarda l'impossibilità nel diritto italiano di attribuire una terza opzione per coloro che non si identificano come maschio o femmina, mentre la seconda questione riguarda l'obbligo imposto dalla legge n. 164/1982 alle persone transgender di ottenere una sentenza autorizzatoria per effettuare interventi terapeutici sul proprio corpo.

Una persona di sesso biologicamente femminile ha presentato un'azione legale per la rettificazione del genere e ha richiesto l'autorizzazione per interventi chirurgici di adeguamento sessuale. Dopo una diagnosi di disforia di genere. Con specifico riferimento all'istanza di rettificazione anagrafica quale “tertium genus”, la persona ha rilevato che l'identità di genere “non binaria”, intesa quale condizione identitaria personale non ascrivibile alla tradizionale e rigida bipartizione degli esseri umani in uomini e donne, sarebbe un approdo ormai acquisito dalla scienza medica e recepito dalla manualistica clinica ufficiale all'interno delle proprie classificazioni diagnostiche.

L'ordinanza emanata dal Tribunale di Bolzano fa riferimento alla scienza medica, ai sistemi giuridici stranieri, al diritto unionale, concludendo che esistono individui con identità di genere non binaria, al contempo dando atto che l'impianto normativo in vigore non consente al Tribunale di accogliere la domanda formulata dall'istante.

Vengono sollevate dunque questioni di legittimità costituzionale riguardanti l'impossibilità, nel sistema giuridico italiano attuale, di attribuire un terzo genere oltre a quello maschile e femminile, e riguardante l'obbligo imposto alle persone transgender di ottenere un'autorizzazione giudiziaria per interventi medico-chirurgici. Il Tribunale ritiene che la legge potrebbe non essere conforme alle evidenze scientifiche e potrebbe violare alcuni diritti fondamentali.