Minore nato da GPA all’estero e riconoscimento paternità genitore non biologico: la cassazione dice no alla rettifica dell’atto di nascita

11 Marzo 2024

La Suprema Corte di Cassazione è stata chiamata a pronunciarsi sulla legittimità del rifiuto dell’ufficiale di stato civile di accogliere la richiesta di rettificazione di un atto di nascita straniero relativo a un minore nato all’esito di un percorso di GPA (Gestazione Per Altri), finalizzata ad includere, altresì, l’indicazione quale genitore anche del padre “intenzionale”.

Massima

Non è ammessa la rettifica dell’atto di nascita, relativo ad un minore nato da gestazione per altri all’estero, finalizzata ad includere anche il genitore intenzionale, non legato al bambino da un vincolo biologico, stante il divieto di gestazione per altri vigente nel nostro ordinamento.

Il caso

A seguito del rifiuto manifestato dall’Ufficiale dello Stato Civile di Milano di accogliere l’istanza presentata da Tizio e Caio volta a ottenere la rettifica dell’atto di nascita del loro figlio minore – nato negli Stati Uniti a seguito di un percorso di GPA (gestazione per altri) e già registrato in Italia come figlio del padre biologico – al fine di aggiungere sul certificato anche il nome del papà non biologico, i ricorrenti hanno proposto ricorso al Tribunale competente opponendosi al diniego del Comune. Il Tribunale ha accolto il ricorso e ha disposto la rettifica dell’atto di nascita.

Avverso tale decreto, il Sindaco del Comune di residenza della coppia ha presentato reclamo dinanzi alla Corte d’Appello di Palermo che ha accolto il reclamo e, in riforma della prima decisione, ha rigettato l’opposizione al provvedimento adottato dal Sindaco.

Tizio e Caio hanno, quindi, proposto ricorso per Cassazione che lo ha rigettato.

La questione

La Suprema Corte di Cassazione è stata chiamata a pronunciarsi sulla legittimità del rifiuto dell’ufficiale di stato civile di accogliere la richiesta di rettificazione di un atto di nascita straniero relativo a un minore nato all’esito di un percorso di GPA (Gestazione Per Altri), finalizzata ad includere, altresì, l’indicazione quale genitore anche del padre “intenzionale”. I giudici di Cassazione hanno rigettato il ricorso alla luce del recente orientamento giurisprudenziale maggioritario delle Sezioni Unite che hanno affermato la non trascrivibilità dell'originario atto di nascita che indichi il genitore d'intenzione quale genitore del bambino, insieme al padre biologico che ne ha voluto la nascita ricorrendo alla surrogazione nel Paese estero, sia pure in conformità della legge straniera, nonché del divieto di gestazione per altri vigente nel nostro ordinamento.

Le soluzioni giuridiche

In primis, la Suprema Corte ha richiamato la recente pronuncia delle Sezioni Unite, Cass. S.U. n. 38162/2022 con la quale è stato stabilito che il provvedimento giurisdizionale straniero – e conseguentemente l'atto di nascita – che riconosce lo status del genitore intenzionale quale genitore legale del bambino, unitamente al padre biologico, anche se emesso in conformità alla legge straniera non può essere trascritto o riconosciuto. Ciò, dicono le Sezioni Unite perché: «…Il ricorso ad operazioni di maternità surrogata, quali che siano le modalità della condotta e gli scopi perseguiti, offende in modo intollerabile la dignità della donna e mina nel profondo le relazioni umane…».

La Cassazione si sofferma, poi, sulla tutela dell'interesse del minore nato all'estero mediante il ricorso alla GPA che ha diritto al riconoscimento, anche giuridico, del legame instaurato con il genitore d'intenzione e tale esigenza è garantita attraverso il ricorso all'istituto dell'adozione in casi particolari, ex art. 44, comma 1, lett. d) della l. n. 184/1983 che tutelerebbe sia il minore, sia il genitore non vincolato allo stesso da un rapporto biologico.

I giudici della Suprema Corte continuano, poi, osservando come il principio di tutela del cd. “best interest of the child” si può considerare uno dei valori riconosciuti a livello internazionale che concorre a formare il concetto di “ordine pubblico” internazionale e assume una funzione positiva in quanto serve ad armonizzare i diversi sistemi giuridici per garantire la tutela del minore; il concetto di ordine pubblico, però può assumere anche una funzione preclusiva, finalizzata a salvaguardare l'armonia interna dell'ordinamento giuridico statale di fronte all'ingresso di valori incompatibili con i suoi principi ispiratori.

Infine, il divieto assoluto di “organizzare, realizzare e pubblicizzare” la GPA, di cui all'art. 12, comma 6, della legge 40/2004 si pone come ostacolo alla possibilità di riconoscere il provvedimento giudiziale straniero con il quale si accerti il rapporto di filiazione tra il minore nato da GPA all'estero e il genitore d'intenzione non biologico; in particolare, tale divieto, è già finalizzato a tutelare la dignità della persona umana nella sua dimensione (soggettiva e oggettiva) quale valore fondamentale. Il giudice non può, pertanto, con una valutazione caso per caso, eventualmente escludere la lesione della dignità della persona umana o il contrasto con l'ordine pubblico internazionale, anche qualora la scelta di diventare una portatrice sia stata assunta dalla donna in maniera del tutto libera e consapevole.

Osservazioni

Questa ordinanza si pone, ormai, nella stessa direzione determinata sempre dalla Suprema Corte con pronuncia n. 38162/2022 che ha sancito il principio in virtù del quale il riconoscimento del legame genitoriale tra il minore e il genitore d'intenzione non legato allo stesso da un vincolo biologico non può avvenire tramite l'automatico recepimento del provvedimento giurisdizionale straniero che riconosce tale status di filiazione.

Ciò perché risulterebbe evidente il contrasto tra il riconoscimento di tale status e il principio dell'ordine pubblico costituito, nel caso di specie, dal divieto vigente nel nostro ordinamento di ricorrere alla gestazione per altri, oltreché dal principio per il quale tale percorso lederebbe la dignità della donna.

Si torna, dunque, ancora una volta ad evocare l'istituto dell'adozione in casi particolari, quale strumento risolutivo rispetto alla necessità di tutelare il legame tra papà intenzionale, nella sua qualità di partner del padre biologico e bimbo, stante il controllo giudiziale effettuato dal giudice con il supporto degli assistenti sociali.

Pertanto, è da un lato certamente positivo che si richiami la necessità di attuare una piena tutela degli interessi del minore, ma sarebbe certamente opportuna l'elaborazione di una disciplina ad hoc – o una integrazione di quella già esistente – che possa garantire effettività e celerità, elementi già richiamati dalla Corte EDU rispetto al riconoscimento genitoriale del quale si tratta, ma che purtroppo ancora oggi sembrano essere molto lontani e non perfettamente inerenti allo strumento della cd. stepchild adoption, indicata come la via maestra per garantire al minore la doppia paternità.