Padre decaduto dalla responsabilità genitoriale per le gravi violenze domestiche, nonostante l'assoluzione penale

Redazione Scientifica
28 Agosto 2023

Nonostante l'assoluzione in sede penale dal reato di maltrattamenti in famiglia, viene confermata la decisione della decadenza dalla responsabilità genitoriale per un uomo a causa delle sue condotte violente tra le mura domestiche. Inutile anche il tentativo di invocare la mancata audizione della figlia durante il processo di merito.

La Corte d'appello rigettava il reclamo avverso il provvedimento con cui il Tribunale per i minorenni aveva dichiarato un uomo decaduto dalla responsabilità genitoriale sulla figlia. L'adozione del provvedimento era scaturita all'apice di una situazione di gravi violenze domestiche, anche davanti agli occhi della bambina, e reati di vario genere. La difesa del padre invocava però l'avvenuta assoluzione dell'uomo dal reato di maltrattamenti in famiglia ma secondo i giudici il grave contesto domestico non lasciava vedere alternative alla decadenza dalla responsabilità genitoriale, unico provvedimento idoneo a garantire una situazione di stabilità affettiva e non solo. La difesa del padre ha proposto ricorso in Cassazione.

Il primo motivo di ricorso lamenta la mancata audizione della figlia di 9 anni, adempimento che sarebbe invece sempre imposto ed obbligatorio per il giudice, dovendosi valutare la sua capacità di discernimento, ma dalla Corte d'appello escluso con motivazione apodittica. La censura si rivela priva di pregio.

La Corte territoriale ha infatti affermato di «volere evitare la nuova audizione, per scongiurare il rischio che la minore fosse ulteriormente traumatizzata, anche in ragione del concreto pericolo di strumentalizzazioni e pressioni degli adulti circa le sue risposte, per il gravoso “carico emotivo” e l'alta “tensione” della piccola, considerata ancora la sua situazione psicologica per le passate esperienze negative». Si tratta di una motivazione adeguata e coerente con il principio secondo cui «in tema di ascolto del minore infradodicenne, nelle procedure giudiziarie che lo riguardino, l'audizione è adempimento necessario, a meno che l'ascolto sia ritenuto in contrasto con gli interessi superiori del minore medesimo (in ragione dell'età o del grado di maturità del minore o per altre circostanze), come va specificamente enunciato dal giudice, in tal caso restando non necessaria la motivazione espressa sulla preventiva valutazione del discernimento del minore».

Con gli ulteriori motivi di ricorso, la difesa del padre prova a ribaltare l'accertamento di fatto condotto dai giudici di merito affermando che non sussisteva un grave pregiudizio per la figlia e che sarebbe stata violata la presunzione di innocenza. La Cassazione ritiene però inammissibili le censure che «pur sotto l'egida del vizio di violazione di legge od omesso esame, mirano invece ad un nuovo giudizio sul fatto, come è palese dalla insussistenza di tali difetti». Rimane, pertanto, inammissibile «qualsiasi censura volta a criticare il “convincimento” che il giudice si è formato, in esito all'esame del materiale probatorio mediante la valutazione della maggiore o minore attendibilità delle fonti di prova, posto che la valutazione degli elementi istruttori costituisce, infatti, un'attività riservata in via esclusiva all'apprezzamento discrezionale del giudice di merito, le cui conclusioni in ordine alla ricostruzione della vicenda fattuale non sono sindacabili in cassazione».

Il ricorso viene in conclusione rigettato.

Fonte: dirittoegiustizia.it

Vuoi leggere tutti i contenuti?

Attiva la prova gratuita per 15 giorni, oppure abbonati subito per poter
continuare a leggere questo e tanti altri articoli.