Fornitura di merci, in esclusiva e di lungo corso, da parte del socio di s.r.l.: può integrare un finanziamento

01 Dicembre 2023

La Cassazione fornisce alcuni chiarimenti in tema di finanziamento, come definito dall'art. 2467 c.c., evidenziando quando può essere qualificata come tale una fornitura di merci effettuata dal socio di una s.r.l.

Massima

Posto che rientra nella categoria dei finanziamenti effettuati in qualsiasi forma, a norma dell'art. 2467 c.c., ogni atto che comporti un'attribuzione patrimoniale accompagnata dall'obbligo della sua futura restituzione, la fornitura di merci, in esclusiva e di lungo corso, accompagnata da una sistematica dilazione di pagamento - abnorme rispetto a quelle mediamente praticate dagli altri fornitori e ai termini d'uso dei pagamenti del settore - può essere idonea ad integrare un finanziamento per il quale si applica al relativo credito di rimborso il regime civilistico della postergazione.

Il caso

La vicenda fattuale in commento prendeva le mosse dalla sentenza resa dal Tribunale di Vicenza, il quale rigettava l'opposizione al passivo del fallimento di una s.r.l., proposta dal socio avverso il decreto, mediante il quale il G.D. aveva ammesso il credito per una rilevante fornitura di merci, in postergazione ai sensi dell'art. 2467 c.c..

Infatti, ad avviso del G.D., le forniture di merci accompagnate da sistematiche e abnormi dilazioni di pagamento dovevano ricondursi nell'alveo dei finanziamenti soci e, in quanto tali, sottoposti alla regola della postergazione.

Il Tribunale ha, altresì, ritenuto che tali finanziamenti sono stati posti in essere quando la società si trovava in condizioni di squilibrio patrimoniale e finanziario, evincibile dalla circostanza che gli indici di indebitamento, liquidità e disponibilità presentavano valori ben superiori a quelli previsti dalla scienza aziendalistica.

Avverso il decreto in parola, il socio proponeva ricorso per cassazione affidandolo a quattro motivi. Per ciò che è di interesse, era dedotta la violazione e falsa applicazione dell'art. 2467 c.c., nella misura in cui tale norma è stata ritenuta applicabile a crediti, diversi da quelli derivanti da trasferimenti di denaro. Ad avviso del ricorrente, il finanziamento rilevante ai sensi dell'art. 2467 c.c. era soltanto l'apporto di denaro, diretto o indiretto, con obbligo di rimborso, con conseguenza inapplicabilità della norma ai contratti privi di causa creditizia.

Tale tesi non era condivisa dalla Corte, la quale rigettava il ricorso, senza alcuna liquidazione di spese di lite, stante l'omessa costituita in giudizio della curatela.

Sul punto la Cassazione stabiliva che la fornitura di merci da parte del socio di una s.r.l., in esclusiva e di lungo corso, accompagnata da una sistematica dilazione di pagamento – abnorme rispetto a quelle mediamente praticate dagli altri fornitori e ai termini d'uso dei pagamenti del settore – può essere idonea a integrare un finanziamento per il quale si applica al relativo credito di rimborso il regime civilistico della postergazione; ciò in quanto rientra nella categoria dei finanziamenti effettuati “in qualsiasi forma” (ex art. 2467 c.c.) ogni atto che comporti un'attribuzione patrimoniale accompagnata dall'obbligo della sua futura restituzione.

Le questioni giuridiche

La questione giuridica sottesa nel caso in esame, verte nello stabilire se in tema di società a responsabilità limitata, la fornitura di merci da parte del socio, in esclusiva e di lungo corso, accompagnata da una sistematica dilazione di pagamento - abnorme rispetto a quelle mediamente praticate dagli altri fornitori e ai termini d'uso dei pagamenti del settore - possa essere idonea ad integrare un finanziamento.

Osservazioni

Prima di fornire soluzione alla questione giuridica in premessa, occorre una breve disamina degli istituiti coinvolti nel caso in disamina.

A mente dell'art. 2467 c.c.(Finanziamenti dei soci) il rimborso dei finanziamenti dei soci a favore della società è postergato rispetto alla soddisfazione degli altri creditori.

Ai fini del precedente comma s'intendono finanziamenti dei soci a favore della società quelli, in qualsiasi forma effettuati, che sono stati concessi in un momento in cui, anche in considerazione del tipo di attività esercitata dalla società, risulta un eccessivo squilibrio dell'indebitamento rispetto al patrimonio netto oppure in una situazione finanziaria della società nella quale sarebbe stato ragionevole un conferimento.

La disciplina sui finanziamenti dei soci di s.r.l. è contenuta nell'art. 2467 c.c., a mente del quale i finanziamenti dei soci, fruttiferi o infruttiferi, vengono definiti come negozi giuridici riconducibili allo schema del mutuo: alla dazione di una somma di denaro da parte dei soci, o di alcuni di essi, in misura proporzionale, o meno, alle loro quote di partecipazione sociale, corrisponde il correlativo obbligo di restituzione in capo alla società.

I finanziamenti si differenziano dai versamenti in conto capitale (a fondo perduto), in quanto i primi sono collocati tra i debiti della società, mentre i versamenti si appostano in bilancio tra le riserve e concorrono a formare il patrimonio netto.

Ulteriore differenza è la restituzione: mentre per i finanziamenti permane l'obbligo della restituzione, per i versamenti, una volta effettuati, entrano nella piena disponibilità della società.

L'art. 2467 c.c. prevede che il rimborso dei finanziamenti dei soci è postergato rispetto al soddisfacimento degli altri creditori sociali e che la somma rimborsata va restituita alla società, qualora il rimborso sia avvenuto nell'anno precedente la dichiarazione di fallimento della società stessa.

Il finanziamento deve essere effettuato da un soggetto socio al momento dell'erogazione. Sono, quindi, esclusi dall'ambito applicativo i prestiti concessi da un terzo divenuto socio in un momento successivo o da una società fiduciaria che effettua finanziamenti in adempimento del mandato fiduciario (cfr. Circ. Assonime 17.7.2007 n. 40).

La natura postergata del credito da finanziamento del socio alla srl, ex art. 2467 c.c., permane anche in caso di fuoriuscita del socio dalla compagine sociale, sia nel caso in cui il socio esca dalla società a causa del mancato esercizio del diritto di opzione - con il credito che resta in capo se stesso -, sia allorché egli ceda la partecipazione sociale comprensiva del diritto alla restituzione della somma mutuata, trasferendo anche il credito all'acquirente (v. Cass. 21422/2022).

Si ritengono, quindi, incluse, tra le altre, le seguenti ipotesi: mutuo, dilazione di pagamento, apertura di credito, leasing finanziario, factoring e prestazioni di garanzia (v. Cass. 30.10.2023 n. 30089, Trib. Treviso 12.3.2019, Trib. Torino 21.3.2016, Trib. Reggio Emilia 10.6.2015 e Trib. Messina 4.3.2009).

L'art. 2467 c.c. si applica, anche, ai crediti derivanti non da meri trasferimenti di danaro infragruppo, ma da rapporti diversi, quali, ad esempio, quello di fornitura di beni o servizi, o di garanzia, quando si accerti in concreto, come nella specie, che tali operazioni abbiano assolto - sotto il profilo finanziario - alla stessa funzione della dazione di danaro (v. Trib. Reggio Emilia 10.6.2015).

A titolo esemplificativo, il pagamento eseguito dal socio di srl di un debito della società poi fallita, (su richiesta di quest'ultima) rientra tra i finanziamenti in qualsiasi forma effettuati, e comprensivi quindi anche di quelli indiretti, concessi dal socio in una situazione finanziaria nella quale sarebbe stato ragionevole un conferimento; come tale, quindi, è assoggettato al regime della postergazione a norma dell'art. 2467 comma 2 c.c., la quale consente la restituzione di tali finanziamenti ai soci solo dopo che siano stati integralmente soddisfatti tutti gli altri creditori (v. Cass. 20649/2019 e Trib. Milano 15.12.2021 n. 10406).

Ad ogni modo, stabilire se un determinato versamento tragga origine da un mutuo, o se invece sia stato effettuato quale apporto del socio al patrimonio della società è questione d'interpretazione della volontà negoziale delle parti.

In casi di sorta, la relativa prova, di cui è onerato il socio interessato, non dipende tanto dalla denominazione dell'erogazione contenuta nelle scritture contabili della società, quanto dal modo in cui concretamente è stato attuato il rapporto, tenendo conto delle finalità pratiche perseguite, degli interessi implicati, verificando quale sia stata la reale intenzione dei soggetti (socio e società) tra i quali il rapporto si è instaurato, con l'ausilio delle regole interpretative della volontà negoziale dettate dalla legge (v. Trib. Prato 25.2.2015 n. 254).

Più di recente, infine, la Corte di Cassazione, nell'ordinanza 31.7.2019 n. 20649, ha precisato che il pagamento eseguito dal socio di srl di un debito della società poi fallita (su richiesta di quest'ultima) rientra tra i finanziamenti in qualsiasi forma effettuati, e comprensivi quindi anche di quelli indiretti, concessi dal socio in una situazione finanziaria nella quale sarebbe stato ragionevole un conferimento.

; come tale, quindi, è assoggettato al regime della postergazione a norma dell'art. 2467 comma 2 c.c., la quale consente la restituzione di tali finanziamenti ai soci solo dopo che siano stati integralmente soddisfatti tutti gli altri creditori (v. Trib. Milano 15.12.2021 n. 10406).

Tornando al caso che ci occupa, la Suprema Corte era chiamata a verificare se la forniture di merci in esclusiva e di lungo corso effettuate da un socio, accompagnate da sistematiche e abnormi dilazioni di pagamento (nella specie 1000 giorni), potevano ricondursi nell'alveo dei finanziamenti soci e, in quanto tali, sottoposti alla regola della postergazione.

Conclusioni

A detta della Suprema Corte la fornitura di merci da parte del socio di una s.r.l., in esclusiva e di lungo corso, accompagnata da una sistematica dilazione di pagamento - abnorme rispetto a quelle mediamente praticate dagli altri fornitori e ai termini d'uso dei pagamenti del settore - può essere idonea ad integrare un finanziamento per il quale si applica al relativo credito di rimborso il regime civilistico della postergazione.

Ciò, in quanto, rientra nella categoria dei finanziamenti effettuati in qualsiasi forma (ex art. 2467 c.c.), ogni atto che comporti un'attribuzione patrimoniale accompagnata dall'obbligo della sua futura restituzione.

Il non pagare sistematicamente un debito scaduto, o pagarlo con un ritardo abnorme e difforme da ogni prassi commerciale, continuando a beneficiare delle forniture, consente, infatti, al debitore di spostare la liquidità su altri pagamenti o investimenti, così potendo conservare un'operatività che, diversamente, non si avrebbe.

La decisione in commento, nel solco di altri precedenti di legittimità (v. Cass. 3017/2019 e Cass. 6104/2019), sottolinea, innanzitutto, come la nozione di “finanziamento dei soci a favore della società” non comprenda i soli contratti di credito.

Il secondo comma dell'art. 2467 c.c., infatti, prevede che rientrino in quella categoria i finanziamenti effettuati “in qualsiasi forma” e, quindi, ogni atto che comporti un'attribuzione patrimoniale accompagnata dall'obbligo della sua futura restituzione.

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