Corte costituzionale sul reddito di cittadinanza: ridotto il termine di pregressa residenza a cinque anni
25 Marzo 2025
La sentenza n. 31/2025 della Corte Costituzionale ha delineato un quadro chiaro riguardante l'interpretazione costituzionale del Reddito di cittadinanza (Rdc), stabilendo che tale interpretazione non è influenzata dalla decisione recente della Corte di giustizia dell'Unione Europea emessa il 29 luglio 2024. È emerso che la Corte di giustizia europea non ha condotto un controllo sull'accuratezza dell'interpretazione del diritto nazionale fornita dal giudice del rinvio pregiudiziale. Quest'ultimo aveva inizialmente giudicato il R.d.c. come un beneficio assistenziale. La sentenza ha respinto la possibilità di eliminare il requisito di radicamento territoriale basato sulla residenza a favore del solo diritto di soggiorno per i cittadini degli Stati membri, ritenendo che il Reddito di cittadinanza non possa essere classificato unicamente come un beneficio assistenziale. Pertanto, il requisito di radicamento territoriale non costituisce, di per sé, una violazione del divieto di discriminazione indiretta secondo le normative dell'Unione europea. Nonostante il requisito di radicamento territoriale possa favorire i cittadini italiani, la discriminazione indiretta può essere considerata giustificata quando vi sono ragioni che la rendono necessaria e proporzionata, in accordo con precedenti pronunciamenti della Corte di giustizia europea. La raccomandazione del Consiglio del 30 gennaio 2023 relativa all'adozione di un reddito minimo che favorisca l'inclusione attiva permette agli Stati membri di fissare criteri selettivi basati sulla residenza prolungata per prestazioni simili al Reddito di cittadinanza, considerando anche la necessità di garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche, purché la durata del soggiorno legale sia proporzionata. Tuttavia, nonostante tali considerazioni, il requisito di residenza decennale rappresenta un ostacolo temporale all'accesso al Reddito di cittadinanza che non ha una correlazione ragionevole con gli obiettivi del programma. A differenza di altre misure come l'assegno sociale, incentrate sull'integrazione stabile degli stranieri in Italia nel lungo periodo, il Reddito di cittadinanza mira all'inclusione sociale e lavorativa futura dei beneficiari. In vista di queste considerazioni, la sostituzione del termine decennale con un periodo di cinque anni favorisce una correlazione più ragionevole con il Reddito di cittadinanza. Tale modifica risponde in modo armonico anche alla sentenza della Corte di giustizia europea, poiché elimina il requisito della residenza decennale per tutti i cittadini, italiani o provenienti da altri Stati membri o Paesi terzi. Questo aggiornamento evita il rischio di discriminazione inversa nei confronti dei cittadini dell'Unione europea che altrimenti sarebbero soggetti al termine decennale, ritenuto contrastante con le normative dell'Unione europea per i soli cittadini di Paesi terzi. Questa revisione si allinea con i principi di uguaglianza, ragionevolezza e proporzionalità sanciti dall'articolo 3 della Costituzione. Bussole di inquadramento |